00 15/03/2005 19:36
Non capitava mai di vederla passare.
Quasi sempre all'incrocio tra il semaforo e il bowling gli uomini allungavano in segreto lo sguardo, cercando di rapire se pur per un attimo quell'atea tentazione di peccato,l'evenienza di una notte mai vissuta e ben vista dal farlo:irruente la voglia come in quegli attimi lo erano gli occhi di Dio.
Ma non più di uno sguardo,non più di un semplice assaggio..
volerla era inevitabile,averla:fatale
sembrava solvente del suo debito impuro,le sue gambe racchiudevano ogni perifrasi di cui si serviva per amare se stessa,lei era il perno attorno al quale ruotavano,come un congegno inarrestabile,tutti i membri di quel gioco nascosto.
Era tanto bella che le altre donne tacevano guardandola,irritate al solo pensiero di doverne parlar male per non sentirsi troppo inutili.
Quale oblio poteva catturare a tal punto da non riuscirne a risalire?Quale lacrima da non poter sorridere?
Forse lei,inspiegabile come la stessa risposta,era la divina e inafferrabile moglie di Dio,
ma più semplicemente i paesani preferivano chiamarla :una leggenda.
A sera non si vedeva che un soffuso squarcio di luce.
Anemos era rimasta sola..
Per tutto il giorno,come tutti i giorni,aveva sostato nell’incrocio tra il semaforo e il bowling,guardando la gente passare e sentendosi vittima di un reato impunito,aspettando la morte per chi da lei ne avrebbe avuto un sol giorno di vita,ma nessuno aveva mai tentato un tale affronto..

Piangeva il cielo ma anche la pioggia esitava a bagnarla

Anemos era rimasta sola.





-Giulia-